Scheda libro
L’orizzonte che ci spetta
Sinossi
Si tratta di verità che parlano – tra le altre cose – di mistero e di senso del sacro, verità delle quali avremmo tutti irrimediabilmente bisogno.
L’orizzonte che ci spetta analizza e interpreta una gamma di relazioni che l’autore vive, nell’umano e in natura, secondo le misure dell’autenticità, senza costruzioni leziose o strizzate d’occhio al mainstream. Marco Bellini mantiene la coerenza e la pulizia morale che gli sono proprie, senza abdicazioni a ciò che il mondo superficialmente chiede, offrendo invece una lettura della contemporaneità che sa fare a meno di finzioni e ipocrisie. Per fare questo, l’autore si serve di dialoghi anche sorprendenti e inaspettatamente profondi: è così che egli si trova a chiedere alla biscia – andata altrove dopo aver lasciato in terra la propria pelle mutata – Così hai pensato di andartene: / un modo diverso per ricordarmi / che presto anche io dovrò salutare. / Ho sempre pensato che fossi / una meraviglia rinnegata, nascosta / come ora che ti ho persa e gli scrosci / delle foglie non ti rivelano più. // Tu sei andata, io conto il silenzio / mentre ti chiedo se puoi / (anche solo con un bisbiglio o incastrando una vecchia foglia / in una ragnatela) dirmi della forma, / dell’essenza… di qualcosa / che sta di là. Si tratta di verità che parlano – tra le altre cose – di mistero e di senso del sacro, verità delle quali avremmo tutti irrimediabilmente bisogno.
VITE IN RIPARAZIONE
Lo scatolone nell’angolo, cellulari rotti
accatastati, schermi con cicatrici e poi
le voci, sì, le voci salgono l’aria, piano.
Lo scatolone come un girone, una punizione
e le voci rimaste dentro, incastrate,
le voci ancora vive da vite sfiatate: messaggi,
chat, le foto di una vacanza, qualche sms.
Ascolto e sembra un confessionale. Le voci
una flebile litania per restare, dare traccia.
È il desiderio dei morti: superare la solitudine
delle illusioni perdute tra i pezzi delle vite.
Fuori, sopra l’ingresso, l’insegna
“Riparazioni computer e cellulari”
è un’autentica bugia.
L’orizzonte che ci spetta analizza e interpreta una gamma di relazioni che l’autore vive, nell’umano e in natura, secondo le misure dell’autenticità, senza costruzioni leziose o strizzate d’occhio al mainstream. Marco Bellini mantiene la coerenza e la pulizia morale che gli sono proprie, senza abdicazioni a ciò che il mondo superficialmente chiede, offrendo invece una lettura della contemporaneità che sa fare a meno di finzioni e ipocrisie. Per fare questo, l’autore si serve di dialoghi anche sorprendenti e inaspettatamente profondi: è così che egli si trova a chiedere alla biscia – andata altrove dopo aver lasciato in terra la propria pelle mutata – Così hai pensato di andartene: / un modo diverso per ricordarmi / che presto anche io dovrò salutare. / Ho sempre pensato che fossi / una meraviglia rinnegata, nascosta / come ora che ti ho persa e gli scrosci / delle foglie non ti rivelano più. // Tu sei andata, io conto il silenzio / mentre ti chiedo se puoi / (anche solo con un bisbiglio o incastrando una vecchia foglia / in una ragnatela) dirmi della forma, / dell’essenza… di qualcosa / che sta di là. Si tratta di verità che parlano – tra le altre cose – di mistero e di senso del sacro, verità delle quali avremmo tutti irrimediabilmente bisogno.
VITE IN RIPARAZIONE
Lo scatolone nell’angolo, cellulari rotti
accatastati, schermi con cicatrici e poi
le voci, sì, le voci salgono l’aria, piano.
Lo scatolone come un girone, una punizione
e le voci rimaste dentro, incastrate,
le voci ancora vive da vite sfiatate: messaggi,
chat, le foto di una vacanza, qualche sms.
Ascolto e sembra un confessionale. Le voci
una flebile litania per restare, dare traccia.
È il desiderio dei morti: superare la solitudine
delle illusioni perdute tra i pezzi delle vite.
Fuori, sopra l’ingresso, l’insegna
“Riparazioni computer e cellulari”
è un’autentica bugia.
Biografia
Marco Bellini (1964) vive in Brianza. Ha pubblicato: Semi di terra (LietoColle, 2007); per le Edizioni Pulcinoelefante la poesia Le parole (2008); la plaquette E in mezzo un buio veloce (Edizioni Seregn de la memoria, 2010); Attraverso la tela (La Vita Felice, 2010); Sotto l’ultima pietra (La Vita Felice, 2013); La distanza delle orme (La Vita Felice, 2015); il libro d’artista Tra le spine (Edizioni Il ragazzo innocuo, 2018); La complicità del plurale (LietoColle, 2020, Premio Tra Secchia e Panaro, Premio Casentino, Premio Lago Gerundo). Nel 2013 è risultato vincitore con inedito nelle selezioni italiane per l’European Poetry Tournament, ed è tradotto in diverse lingue europee. Organizza e promuove rassegne ed eventi di poesia. In collaborazione con Paola Loreto, ha curato l’antologia poetica Muri a secco (RPlibri, 2019) e attualmente cura la serie di antologie Intrecci (Puntoacapo Editrice).